Legionella ed Impianti

Un nuovo approccio nella progettazione degli impianti di climatizzazione per la prevenzione dei casi di Legionellosi.

I ripetuti casi di epidemie di legionellosi registrati nel nostro paese nell’ultimo anno dimostrano come, nonostante la sempre maggiore consapevolezza da parte degli addetti ai lavori, il problema sia lungi dall’essere tenuto sotto controllo.

Le ultime statistiche disponibili ci forniscono un quadro poco rassicurante.

Nel 2018 i casi di legionellosi sono stati quasi 3000, confermando così la tendenza di una crescita costante di anno in anno: basti pensare che 20 anni fa la cifra annuale non superava i 200 casi.

Inoltre è curioso notare come l’Italia detenga il triste record di primatista in ambito europeo. 

 

Quali sono le ragioni di questo continuo aumento e per quale motivo nel nostro paese si registrano più casi che nel resto dell’Europa?

Non esiste ovviamente una risposta certa, ma è possibile ipotizzare in primo luogo che l’aumento dei casi registrati sia dovuto al fatto che le modalità di analisi, campionamento e denuncia dei casi siano migliorate nel corso degli anni.

Non è tuttavia da escludere che un’altra causa sia legata al progressivo invecchiamento degli impianti (di climatizzazione e idrosanitari) a servizio degli edifici, molti dei quali sono stati realizzati ormai 30 o 40 anni fa utilizzando soluzioni tecniche che si sono rilevate causa della crescita batterica.

Purtroppo è anche probabile che non sia del tutto estranea la diffusione di sistemi a pompa di calore con produzione di acqua calda a bassa temperatura in ottemperanza ai requisiti di legge sull’utilizzo delle fonti rinnovabili. 

A ciò vanno aggiunte le problematiche relative all’attività di manutenzione e gestione che ancora troppo spesso non tiene conto dei rischi di contaminazione degli impianti.

 

Quali azioni si possono mettere in atto per prevenire o curare il fenomeno?

Bisogna innanzitutto distinguere tra edifici di nuova costruzione e quelli esistenti.

Per i primi è necessario adottare un diverso approccio alla progettazione degli impianti, che le stesse Linee Guida del 2015 definiscono come strumento fondamentale per la prevenzione. 

Sotto questo aspetto è da notare come negli ultimi anni i costruttori di componenti per gli impianti idrosanitari hanno recepito questa nuova esigenza del mercato per sviluppare nuove soluzioni che ora progettisti e installatori possono e devono applicare. 

E’ quindi ad esempio ora possibile abbandonare senza problemi il tradizionale serbatoio di accumulo dell’acqua calda sanitaria, che rappresenta uno dei punti critici per il rischio di stagnazione e basse temperature dall’acqua calda, per utilizzare invece serbatoi di acqua “tecnica” dotati di scambiatore di calore a piastre (integrato o esterno al bollitore) in modo da proteggere la rete di distribuzione dell’acqua alle utenze. 

Come pure dovrebbe diventare standard l’impiego nelle centrali idriche di miscelatori di tipo elettronico che consentono di effettuare cicli di disinfezione mediante shock termico secondo logiche programmabili e gestibili attraverso i sistemi di supervisione. 

Una delle ultime novità è rappresentata dai sistema di flussaggio programmato e automatico degli impianti che, se abbinati con un collegamento in serie o ad anello degli apparecchi sanitari, consente di effettuare il lavaggio dei tratti terminali dell’impianto, anch’essi spesso sede di proliferazione batterica a causa del ristagno dell’acqua. 

Come risulta evidente da questi ultimi due componenti che si basano sull’elettronica, gli impianti idrosanitari stanno entrando a tutti gli effetti nell’ambito della domotica di edificio, che finora aveva riguardato soltanto gli impianti per il controllo del clima interno, oltre a quelli elettrici e speciali. 

In aggiunta alla possibilità di impiego di questi componenti innovativi, la progettazione consapevole in termini di prevenzione della Legionella non può tuttavia prescindere dall’utilizzo di criteri diversi da quelli finora utilizzati per il dimensionamento delle reti e degli impianti.

Se si considera che una delle principali cause di contaminazione è da attribuire allo scarso flusso dell’acqua nelle tubazioni, risulta ormai comprovato il beneficio fornito dal calcolo dei diametri delle tubazioni utilizzando velocità più elevate, mentre per ridurre il rischio di basse temperature nella rete di ricircolo andrebbe adottato un differenziale di temperatura il più ridotto possibile tra mandata e ritorno, adottando quindi maggiori portate.  

Quanto sopra esposto, in termini di apparecchiature e scelte progettuali, rappresenta ciò che viene definitala “regola dell’arte”, che ogni progettista e installatore dovrebbe considerare come guida per l’esercizio della propria professione.

Non guasta ricordare che il Decreto 37 afferma che si considerano redatti secondo la regola dell’arte i progetti conformi alla normativa vigente e alle indicazioni delle Linee Guida.

A tale proposito bisogna tuttavia sottolineare che i riferimenti di norma non sempre riescono a recepire tempestivamente le novità introdotte dal mercato. Sotto questo aspetto sarebbe molto utile seguire l’esempio dell’ASHRAE che ha sviluppato una norma ad hoc per la gestione del problema Legionella (Standard 188) che viene aggiornato ogni 3 anni proprio per tenere conto dell’evoluzione delle conoscenze.

Considerando quali possono essere i rischi per la salute delle persone legati a una progettazione e installazione eseguita non a regola d’arte, non si può inoltre tralasciare di ricordare le responsabilità di natura legale alle quali gli addetti ai lavori sono soggetti.

A tale proposito costituiscono un monito i recenti casi di denuncia subite dai proprietari di strutture alberghiere dove sono stati registrati casi (purtroppo mortali) di Legionella.   

Per concludere il discorso relativo agli impianti idrosanitari, non si può trascurare il tema fondamentale del dosaggio e trattamento chimico dell’acqua, sia per gli impianti nuovi sia, soprattutto, per quelli esistenti.

Anche sotto questo aspetto non mancano le soluzioni alternative al tradizionale ipoclorito di sodio, quali biossido di cloro, perossido di idrogeno e ionizzazione rame e argento.

In questo ambito la novità è costituita non tanto dai prodotti utilizzati quanto piuttosto dalla possibilità di gestire questi sistemi in modo molto più semplice e affidabile,anche in questo caso grazie all’elettronica.

 

Alcune brevi considerazioni sugli impianti di climatizzazione.

Se da un lato è in progressiva riduzione il rischio rappresentato dalle torri di raffreddamento, meno diffuse che in passato, resta tuttavia aperto il tema relativo ai sistemi di umidificazione basati sull’utilizzo di acqua che presentano elevati rischi e controlli molto onerosi.

La soluzione più sicura è quella basata sul vapore che tuttavia risulta purtroppo molto onerosa dal punto di vista dei costi di gestione.

Per ridurre questi costi  conviene impiegare recuperatori di calore dall’aria espulsa di tipo entalpico che sono in grado di fornire in modo gratuito più della metà del fabbisogno richiesto per l’umidificazione.    

Last butnotleast, per la prevenzione del rischio Legionellosi è fondamentale impostare in modo adeguato lo sviluppo dei documenti di progetto (schemi funzionali, disegni, specifiche tecniche, schemi di regolazione) riportando con precisione tutti i componenti che risultano necessari per ridurre i rischi in fase di gestione degli impianti, quali termometri, manometri, valvole di bilanciamento, senza dimenticare soprattutto i punti di campionamento.

Il progetto deve inoltre specificare in modo chiaro quali devono essere le modalità di installazione e di collaudo delle reti idriche, alle quali poi l’installatore si deve scrupolosamente attenere.

E’ stato infatti appurato come una delle più frequenti cause di Legionella è la presenza di residui di acqua stagnante rimasta dopo il collaudo in pressione delle tubazioni che andrebbero in ogni caso sempre scaricate se non utilizzate entro 7 giorni.  

 

Autore: Ing. Luca Stefanutti

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